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NapoliTube, videoenciclopedia del Napoli. Decimo anno (11/11/2009 - 11/11/2019)
Lo facciamo per la memoria, lo facciamo per i più giovani, lo facciamo affinchè grazie alle teche, agli archivi audiovisivi ma, soprattutto, grazie ad Internet, il ricordo non sia mai perduto. Chi ama non dimentica.
  Gli editoriali di NapoliTube
Editoriale del 31 dicembre 2019:

Buon 2020 da NapoliTube, videoenciclopedia del Napoli.

Il 2019 del Napoli è stato un anno negativo, perchè ha rappresentato un anno di inversione di tendenza rispetto al decennio che si appresta a concludersi.

IL posizionamento stabile nelle manifestazioni europee, tra Europa League e Champions League, ha illuso l'ambiente partenopeo, inducendo a credere che i piazzamenti europei rappresentassero una sorta di obbligo cui la società sportiva calcio Napoli non potesse o dovesse sottrarsi.

Purtroppo, da un lato la forte crescita dell'Inter e delle romane, dell'Atalanta, del Cagliari, dall'altro una serie di eventi negativi tra cui l'ammutinamento della squadra, le incomprensioni tecnico tattiche e personali con l'allenatore, hanno portato il Napoli a precipitare all'ottavo posto in classifica.

A questo si è aggiunta la reazione forte della società che ha inteso, pubblicamente, punire i calciatori per il loro rifiuto di andare in ritiro, annunciando multe per centinaia di migliaia di euro.

Da ultima la polemica degli ultras azzurri, contrari alla repressione fatta attraverso le regole di uso del San Paolo, regole che, beninteso, già esistevano ma che, approfittando dell'occasione rappresentata dalla ristrutturazione per le Universiadi, vengono ora fatte rispettare attraverso provvedimenti di multa nei confronti di coloro che le violano. Il risultato di questo stato di cose è un San Paolo muto e desolante così come è apparso nelle ultime partite interne.

Insomma, l'ultima parte del 2019 è stata disastrosa per società ed ambiente partenopeo.

Probabilmente oggi siamo ad un punto di non ritorno: da un lato i risultati negativi che hanno portato all'esonero di Ancelotti, sostituito da Gattuso, dall'altro il crescente malcontento della tifoseria nei confronti della società, presidente in primis, il cui livello di gradimento è in caduta libera.

Forse i tempi sono maturi per un cambio di proprietà, come accaduto alle milanesi e come sta per accadere alla Roma, anche per la SSC Napoli sarebbe opportuno un cambio gestionale, visto che, come gli ultimi anni di gestione ci hanno dimostrato, la società non è cresciuta oltre la prima qualificazione in Champions League, datata 2011.

Il Napoli non ha messo le basi per strutture di proprietà, non ha consentito l'accesso a nuovi soci, non ha sviluppato adeguatamente il settore giovanile, la primavera è desolatamente ultima, non ha mai fatto un aumento di capitale e, molto probabilmente, ha speso anche tanto ma non bene, specie nell'ultimo mercato.

Forse la società azzurra ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, visto che altre realtà, meno blasonate ma forse più con i piedi per terra, negli ultimi 15 anni hanno ottenuto trofei in misura maggiore del Napoli.

Pensiamo alla Lazio, che in coincidenza con la presidenza De Laurentiis, pur fortemente indebitata, magari aiutata dalla politica della Capitale, grazie a buoni rapporti che forse De Laurentiis rifiuta, è riuscita a conquistare ben 7 coppe nazionali, contro le sole 3 del Napoli.

Il presidente azzurro, magari mal consigliato, è stato prima vicino al presidente Lotito, con il quale ha sostenuto la candidatura dell'ex presidente FIGC Tavecchio, salvo poi fare marcia indietro, poi ha inseguito, vanamente, il sogno della creazione della superlega europea, partecipando ai lavori dell'ECA, appoggiando il presidente Agnelli quale suo braccio destro, salvo poi rendersi conto delle difficoltà insite nella creazione di questo nuovo organismo che, al momento, resta fortemente osteggiato dall'UEFA.

Insomma sembra che la scarsa strutturazione della SSC Napoli, priva di uomini di grande spessore e personalità, come fu per il Napoli di Ferlaino, che aveva in Italo Allodi, Pierpaolo Marino, Luciano Moggi, Gianni Punzo ed altri che non citiamo, riferimenti ben addentro alla macchina organizzativa calcistica nazionale ed europea, ci restituisce una società con un uomo solo al comando, Aurelio De Laurentiis, vero e proprio one man show, circondato solo da yes men accondiscendenti.

Fanno sorridere e masticare amaro le statistiche snocciolate dai social network del Napoli, a proposito di punti conquistati, vittorie e sequenze positive. Tutto vero quanto assolutamente inutile, visto che alla fine dei conti, nel calcio, a differenza di tanti nobili sport olimpici, il messaggio che viene inculcato è che conta solo la vittoria e i secondi restano sempre i primi degli sconfitti.

Forza Napoli Sempre!

Editoriale del 16 dicembre 2019:

Sara' Napoli - Barcellona!

L'urna di Nyon riserva al Napoli, per la quarta volta agli ottavi, il Barcelona di Messi.

Leo Messi, universalmente riconosciuto come l'erede di Diego Maradona, per la prima volta calchera' il prato verde del San Paolo e, probabilmente, e' giusto cosi', i tifosi del Napoli potranno ammirarlo dal vivo in questa prima sfida ufficiale tra i due club.

Le due squadre infatti si sono sfidate in passato solo in gare amichevoli e di preparazione estiva.

La prima volta nel 1978, era il Napoli di Beppe Savoldi che sfidava il Barcelona di Cruijff, in una partita giocata nel maggio 1978, in preparazione alla finale di coppa Italia che il Napoli avrebbe giocato contro l'Inter.

In seguito l'esordio al Nou Camp, per il Napoli, si è avuto nel 2011, per il trofeo Gamper e fu 5 a 0 per il Barca.

Nel 2014, sempre ad agosto, vinse il Napoli per 1-0, infine le due sfide negli Stati Uniti dell'agosto 2019, che hanno visto il Barcelona vincere per 2 a 1 e per 4 a 0.

Sfida al limite dell'impossibile per il Napoli di Rino Gattuso ma la Champions League del Napoli, in questa stagione, e' stata ottima ed inoltre i due match si giocheranno tra oltre due mesi, in una situazione che speriamo possa essere molto diversa da quella attuale.

Forza Napoli Sempre!

Editoriale dell'11 dicembre 2019: l'esonero di Ancelotti.

Esonerato Ancelotti: 18 mesi buttati via?

Alla fine, quello che capita sempre quando non arrivano i risultati, e' successo: l'allenatore e'stato esonerato. Paga colpe sue e non sue, come accade in questi casi. Quello che possiamo dire e' che, da almeno un anno a questa parte, la squadra non aveva piu' un briciolo di quella fluidita', di quel possesso palla che le erano servite a farsi ammirare a livello nazionale ed europeo.

Il presidente ci ha provato, con il nome di grido, a superare l'addio di Maurizio Sarri e di un certo tipo di gioco basato su schemi ripetuti ossessivamente, su preparazione atletica minuziosa, su applicazione tattica. Purtroppo l'oramai ex "grande allenatore", i cui trofei oggi appaiono uno sbiadito ricordo, non e' stato capace di dare una nuova organizzazione tecnico-tattica ad una squadra che giocava a memoria, pur senza avere grandi fuoriclasse tra le sue fila.

Ma l'errore piu' grande di Carlo Ancelotti e' stato quello di avallare, senza mai battere ciglio, un mercato si costoso ma probabilmente sballato, fatto di cessioni di centrocampisti, di mancanza di alternative valide in attacco, di terzini rotti o non piu' all'altezza di ripetere le stagioni passate. Un grande allenatore, abituato per gran parte della sua carriera, ad allenare solo grandi campioni, non poteva e doveva accettare di scendere a compromessi, allorquando si e' reso conto che la proprieta' non avrebbe acquistato i calciatori funzionali ad una certa idea (?) di gioco.

A tutto questo va unita una probabile mancanza di fiducia dei calciatori nel tecnico emiliano, calciatori che forse hanno lamentato una non ottimale preparazione atletica oltre, si dice, non avere mai accettato di buon grado le ingerenze tattiche del secondo di Ancelotti, il figlio Davide.

Sono comunque voci di corridoio, non sappiamo quanto veritiere e probabilmente non lo sapremo mai, stante una atavica omerta' nel mondo del calcio per la quale e' assai raro vedere qualcuno dei protagonisti parlare apertamente dei problemi e dei rapporti di spogliatoio. Inoltre norme contrattuali stipulate con la societa', impedirebbero ai tesserati di rivelare scomode magagne interne.

Da questa vicenda l'oramai sessantenne allenatore ne esce male sul piano personale, cosi' come ne esce male il figlio che ambisce a diventare, prima o poi, primo allenatore nel calcio che conta. I due dovranno riflettere a lungo sul proprio futuro professionale, anche se, probabilmente, per Carletto da Reggiolo gia' si prospetta una nuova panchina in Premier League.

Quanto ai calciatori del Napoli, gia' da sabato sera, contro il Parma, scopriremo se l'allontanamento del tecnico emiliano sara' stato di loro gradimento. Se li vedremo correre, giocare, mettere sotto il Parma, come sarebbe nell'ordine naturale delle cose, capiremo che l'allenatore, di fatto, lo hanno "esonerato" loro. Al presidente che, di contro, non puo' esonerare i calciatori, ma solo venderli, non restera' altro che prendere atto della situazione, cercando di programmare meglio il futuro del club.

Editoriale dell'8 dicembre 2019: la crisi del Napoli Calcio.

Sembra proprio che oramai ci sia una rottura tra calciatori e proprieta'. Lasciando per un attimo perdere Ancelotti e la sua idea di calcio, i suoi schemi, le sue lezioni tattiche, che comunque non conosciamo non essendo presenti a Castelvolturno, per cui non siamo in grado di dire se i calciatori stiano cercando di seguirle o le stiano boicottando, il ragionamento piu' semplice che mi sento di fare riguarda il rapporto tra calciatori/dipendenti e societa'/datore di lavoro. Gli episodi delle ultime settimane, il ritiro forzato e boicottato, le multe e tutta la compagnia cantante, rappresentano la punta dell'iceberg di un rapporto che deve essere oramai logoro e non piu' recuperabile. Purtroppo la gestione aziendale della SSC Napoli e' talmente semplice che non e' necessario un bocconiano per comprenderla e spiegarla: il Napoli non ha risorse proprie che non provengano dai diritti TV della Lega Serie A, della Uefa, dai biglietti dello stadio, dagli sponsor, dalla compravendita dei calciatori.

Non ci sono soci, fondi, banche, etc, che possano ricapitalizzare, subentrare, incrementare la liquidita', ne ovviamente, la Filmauro, dispone di capitali che possano sostenere l'azienda, al di fuori delle risorse citate. In quest'ottica, i calciatori, tramite i loro agenti, rappresentano l'ago della bilancia, sono ben consapevoli che dalle loro prestazioni sportive derivano quei piazzamenti, che consentono alla SSC Napoli di ottenere, come accaduto fino ad oggi, una fetta consistente della torta dei diritti TV e dei premi Uefa, che rappresentano una parte preponderante del fatturato. Riducendosi queste entrate, il fatturato e' destinato ad essere ridimensionato.

Che succede quindi? Che i top player attuali, Koulibaly, Insigne, Fabian, Mertens, Callejon, Allan, ed altri, premono per essere ceduti o avere il rinnovo. ADL invece se da un lato li vuole vendere, chiede cifre fuori mercato come per Insigne o Allan, dall'altro non pensa ai rinnovi.

I calciatori quindi, con proposte da top club europei, vorrebbero liberarsi, ma possono riuscirci solo con prestazioni indecenti, che riducano la possibilità di entrate economiche per il club, obbligando il patron a venderli a cifre piu' consone, laddove i club europei sarebbero disposti a fiondarsi. La mancanza di alternative per il mantenimento della solidita' economica del club (non siamo la Juve ma neanche l'Inter) faranno si che la societa' sara' costretta a vendere per surrogare ai mancati introiti delle future partecipazioni europee e il Napoli tornera' nell'alveo della mediocrita', del decimo/dodicesimo posto, se va bene, cui abituato per gran parte della sua storia. Ecco perche' un tifoso che tenga veramente alla sorte del club deve sperare in un passaggio di mano, anche se improbabile, perche' solo con una gestione piu' in grande, con investimenti, ricapitalizzazioni e nuovi soci si potra' mantenere un livello minimo di competitività in Italia e in Europa.

Oggi, a differenza del passato, dove le entrate erano garantite solo dallo stadio e dalla vendita dei calciatori, con i diritti TV si ottengono entrare economiche che una societa' attrezzata e non patriarcale, come il Napoli, puo' sfruttare per svilupparsi, migliorarsi, trovando spazi nei mercati esteri, tutte cose che la SSC Napoli non fa, non sa o non vuole fare. Se Napoli non riuscira' a trovare dal suo interno o dall'estero un'alternativa ad ADL, allora il calcio, come tante altre cose della nostra citta', sara' destinato a finire. Non e' obbligatorio avere una squadra di calcio in serie A e non e' certo la cosiddetta "passione dei tifosi" a poterlo garantire.

Esempi disastrosi che riguardano la nostra citta' purtroppo sono tanti, basta guardare al basket, solo da pochissimo ritornato e alla fine fatta dal Mario Argento o da altri impianti sportivi. Ci vogliono soldi, centinaia di milioni, che purtroppo non arrivano dalla gente ma non arrivano neanche da altre sponde, stante la cronica incapacità nel marketing e nell'internazionalizzazione che questo club ha dimostrato. Solo un imprenditore illuminato, solido, con idee innovative, libero di muoversi, con la classe politica locale in grado di sostenerlo rapidamente, potrebbe salvare il calcio a Napoli. Diversamente meglio dedicarsi ad altro, meglio dedicare le energie "da tifosi appassionati" per cose piu' importanti.

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