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NapoliTube, videoenciclopedia del Napoli. Decimo anno (11/11/2009 - 11/11/2019)
Lo facciamo per la memoria, lo facciamo per i più giovani, lo facciamo affinchè grazie alle teche, agli archivi audiovisivi ma, soprattutto, grazie ad Internet, il ricordo non sia mai perduto. Chi ama non dimentica.
  Gli editoriali di NapoliTube
Editoriale del 31 gennaio 2020:

Il calciomercato di gennaio.

Nella storia azzurra, il cosiddetto mercato invernale o, di riparazione, ci riporta alla memoria gli eventi dell’autunno 1986. Il Napoli del campione del mondo Maradona, si apprestava ad una cavalcata trionfale che avrebbe visto, il 10 maggio 1987, la conquista del primo scudetto della storia partenopea. Questa cavalcata però vide, tra i suoi protagonisti, un ragazzo di 26 anni dell’interland napoletano: Francesco Ciccio Romano, detto la Tota. Esperienze giovanili nel Milan di Farina, quello delle retrocessioni dei primi anni 80, Romano nel 1986 è a Trieste, in serie B. Grazie all’intuizione della dirigenza azzurra, viene acquistato durante la finestra autunnale, per diventare quel regista di centrocampo, da mettere tra Bagni e De Napoli, per dare qualità, efficacia e tempi di gioco alla squadra azzurra. Sarà una delle mosse vincenti della stagione 1986 1987.

Questo preambolo per tornare ai tempi di oggi. Il Napoli di De Laurentiis ricorda, solamente nelle stagioni difficili, di transizione e trasformazione, importanti mercati di gennaio. Nella prima stagione, la 2004 2005, in serie C, fu necessario rinforzare una squadra fatta in fretta e furia a settembre e, chiaramente, non adeguata in tutti i settori del campo.

Calaiò, Capparella, Fontana, Giubilato, Grava, Pià, furono tra i calciatori del marcato di gennaio 2005, quelli che rinforzarono la rosa e consentirono, l’anno dopo, la trionfale promozione in serie B.

Nella stagione 2007/2008, la prima in serie A, ci furono gli acquisti di Navarro, Santacroce, Mannini e Pazienza. Solo quest’ultimo lascerà il segno, risultando uno dei protagonisti del successivo Napoli europeo di Walter Mazzarri.

Insomma molti calciatori nelle sessioni invernali, spesso inadeguati, nel tentativo di rinforzare delle rose male assortite durante la sessione di mercato estiva.

Dalla stagione 2008-09, la tendenza verrà però invertita.

Nel gennaio 2009 arriva, dal Boca Juniors, un nuovo profeta argentino, Jesus Datolo, accolto dal presidente De Laurentiis, al San Paolo, con tanto di trionfale giro di campo. Sarà une meteora che durerà poco più di un anno, acquistato durante la fase più difficile della stagione 2008 2009, che vedrà l’esonero di Edy Reja e l’ingaggio dell’ex CT Donadoni.

La stagione inizia male e Donadoni viene licenziato. Nel frattempo, però, anche i rapporti con il Direttore Generale Marino si erano interrotti, inizia la fase del presidente “tuttofare”, scottato dal rapporto con Marino, Aurelio De Laurentiis, nell’ingaggiare il nuovo DS, Riccardo Bigon, si cala sempre di più nel ruolo di presidente “faccio tutto io”, decidendo di intervenire in prima persona nelle decisioni di mercato, laddove, con Marino Direttore Generale, molte scelte, purtroppo costose e sbagliate, erano state delegate a quest’ultimo.

Il mercato invernale della stagione 2009 2010 vede, dopo un lunghissimo tira e molla, l’ingaggio dell’esterno sinistro del Liverpool, Andrea Dossena.

Esonerato Donadoni, il Napoli con Walter Mazzarri, riuscirà ad approdare ai preliminari di Europa League.

Più la squadra migliora le proprie posizioni in classifica, più i marcati invernali del Napoli, si fanno asfittici e al risparmio.

Nella stagione 2010 2011, al giro di Boa, il Napoli è secondo dietro al Milan che, per rinforzarsi e vincere lo scudetto, ingaggerà Cassano e Van Bommel, mentre Aurelio De Laurentiis, evidentemente non interessato a contendere al Milan il titolo, si accontenterà dell’inutile terzino spagnolo Victor Ruiz e del sempre verde Peppino Mascara dal Catania.

Al termine della stagione 2010 2011, ci sarà la prima storica qualificazione azzurra alla Uefa Champions League e, probabilmente, verrà raggiunto l’apice della curva di crescita della società che, negli anni successivi, pur confermando le partecipazioni europee, non compirà nessuno sforzo sostanziale per migliorarsi veramente in cerca della conquista dello scudetto.

Nella sessione invernale della stagione 2011 2012, quella della prima Champions League e della storica qualificazione agli ottavi della manifestazione, Il Napoli acquisterà il “Pacco” Edu Vargas. Calciatore famosissimo in Cile e bomber assoluto della nazionale cilena, a Napoli fallirà miseramente. Contemporaneamente rientrerà dalla Triestina Armando Izzo, già della primavera azzurra che però non resterà a Napoli ma farà fortuna altrove, tra Genoa e Torino e il misterioso ungherese Novothny, pagato 100mila euro e restato a giocare solo per la squadra primavera!

Si prosegue nella stagione 2012 2013, nella sessione invernale, ancora una volta con gli azzurri al secondo posto alla fine del girone di ritorno, con un mercato al risparmio: tornerà, più per affezione che per altro, il bomber Calaiò, che giocherà solo pochi minuti, l’oggetto misterioso Radosevic, altro “talento” slavo inespresso, il terzino colombiano Armero e lo stopper portoghese Rolando. Tutti in prestito con diritto di riscatto. Ancora una volta, col Napoli in lotta per il titolo con la Juventus, un mercato non di “riparazione” ma di “conservazione”.

Con l’avvento di Rafael Benitez alla guida tecnica del Napoli, venduto Cavani al PSG, il mercato estivo sarà col botto. Riferendoci però solo alla sessione invernale, avremo gli ingressi di due calciatori che rappresenteranno l’ossatura del Napoli per le stagioni successive: Fauzi Ghoulam, terzino sinistro dal Saint Etienne e Jorginho, centrocampista dal Verona. In tutta onestà due ottimi colpi di mercato.

Nella stagione 2014 2015, durante il mercato invernale, arriveranno il terzino croato Strinic e l’attaccante Manolo Gabbiadini, altra eterna promessa mai esplosa, del calcio italiano. Alla fine della stagione, fallita la qualificazione Champions, Rafa Benitez saluterà, non prima di avere espresso perplessità sulle reali ambizioni del club ed i suoi progetti di sviluppo.

Tuttavia le delusioni più grandi legate al mercato di gennaio ci saranno con il triennio di Maurizio Sarri. Per ben due volte “campione d’inverno”, nella stagione 2015 2016 e 2017 2018, la società azzurra non compirà lo sforzo decisivo per completare l’organico e dare al tecnico la possibilità di competere fino alla fine contro la Juventus. Le distanze coi bianconeri saranno compensate col gioco e l’applicazione tattica, pur tuttavia, nel momento di compiere lo sforzo decisivo, nel mercato di gennaio 2016 ci sarà l’arrivo del giovane Grassi dall’Atalanta, mai in campo anche a causa di un infortunio e del difensore Regini.

Nella stagione 2016 2017, durante il mercato di gennaio, sarà acquistato Leonardo Pavoletti. Ancora una volta, un’operazione senza senso, pur costata ben 13 milioni di euro. Attaccante statico, non adatto al modulo di Maurizio Sarri, giocherà solo 6 volte col Napoli, senza segnare neanche un gol.

Tornando alla stagione 2017 2018, nuovamente “campione d’inverno”, il mercato invernale vede l’ingresso del francese, vero oggetto misterioso, Machach. Nessun rafforzamento della squadra, in lotta per il titolo con la Juve, prima in classifica fino ad inizio marzo! Sarà l’epoca delle dichiarazioni provocatorie del patron De Laurentiis: “Siamo primi, cosa dobbiamo migliorare?”.

Terminata la stagione di nuovo al secondo posto, Maurizio Sarri lascia il Napoli e Aurelio De Laurentiis tira fuori dal cilindro l’ingaggio del più titolato degli allenatori: Carlo Ancelotti!

I tifosi sperano in grandi operazioni di mercato, degne della fama del tecnico, ma ancora una volta non sarà così.

I grandi nomi non arriveranno, in compenso non ci sarà alcun mercato invernale, salvo che per l’acquisizione del giovane portoghese Carlos Vinicius che rappresenterà una bella plusvalenza quando venduto al Benfica. Peccato che oggi sia diventato uno dei punti di forza della squadra di Lisbona.

Si arriva così alla stagione 2019 2020. Ancelotti ed il suo calcio “liquido” si rivelano un bluff clamoroso, il Napoli precipita in classifica, molto lontano dalle prime posizioni e dai piazzamenti UEFA, così che il mercato di gennaio ritorna ad essere pieno di sorprese. Per porre rimedio alla distruzione del centrocampo operata dal tecnico di Reggiolo, nel frattempo sostituito da Gattuso, arrivano il tedesco Demme dal Lipsia, lo slovacco Lobotka dal Celta Vigo, l’esterno Politano dall’Inter, già desiderio dell’inverno 2017 2018.

Il Napoli compie anche altre operazioni prospettiche, per la stagione 2020-2021, tra cui l’attaccante Petagna dalla Spal. Non ci dilunghiamo su esse perché possono rappresentare anche semplicemente pedine di scambio, come già accaduto con Roberto Inglese oppure essere i sostituti di calciatori che lasceranno Napoli con la prossima sessione estiva. Al momento è impossibile fare previsioni.

Forza Napoli Sempre!

Editoriale del 31 dicembre 2019:

Buon 2020 da NapoliTube, videoenciclopedia del Napoli.

Il 2019 del Napoli è stato un anno negativo, perchè ha rappresentato un anno di inversione di tendenza rispetto al decennio che si appresta a concludersi.

IL posizionamento stabile nelle manifestazioni europee, tra Europa League e Champions League, ha illuso l'ambiente partenopeo, inducendo a credere che i piazzamenti europei rappresentassero una sorta di obbligo cui la società sportiva calcio Napoli non potesse o dovesse sottrarsi.

Purtroppo, da un lato la forte crescita dell'Inter e delle romane, dell'Atalanta, del Cagliari, dall'altro una serie di eventi negativi tra cui l'ammutinamento della squadra, le incomprensioni tecnico tattiche e personali con l'allenatore, hanno portato il Napoli a precipitare all'ottavo posto in classifica.

A questo si è aggiunta la reazione forte della società che ha inteso, pubblicamente, punire i calciatori per il loro rifiuto di andare in ritiro, annunciando multe per centinaia di migliaia di euro.

Da ultima la polemica degli ultras azzurri, contrari alla repressione fatta attraverso le regole di uso del San Paolo, regole che, beninteso, già esistevano ma che, approfittando dell'occasione rappresentata dalla ristrutturazione per le Universiadi, vengono ora fatte rispettare attraverso provvedimenti di multa nei confronti di coloro che le violano. Il risultato di questo stato di cose è un San Paolo muto e desolante così come è apparso nelle ultime partite interne.

Insomma, l'ultima parte del 2019 è stata disastrosa per società ed ambiente partenopeo.

Probabilmente oggi siamo ad un punto di non ritorno: da un lato i risultati negativi che hanno portato all'esonero di Ancelotti, sostituito da Gattuso, dall'altro il crescente malcontento della tifoseria nei confronti della società, presidente in primis, il cui livello di gradimento è in caduta libera.

Forse i tempi sono maturi per un cambio di proprietà, come accaduto alle milanesi e come sta per accadere alla Roma, anche per la SSC Napoli sarebbe opportuno un cambio gestionale, visto che, come gli ultimi anni di gestione ci hanno dimostrato, la società non è cresciuta oltre la prima qualificazione in Champions League, datata 2011.

Il Napoli non ha messo le basi per strutture di proprietà, non ha consentito l'accesso a nuovi soci, non ha sviluppato adeguatamente il settore giovanile, la primavera è desolatamente ultima, non ha mai fatto un aumento di capitale e, molto probabilmente, ha speso anche tanto ma non bene, specie nell'ultimo mercato.

Forse la società azzurra ha vissuto al di sopra delle proprie possibilità, visto che altre realtà, meno blasonate ma forse più con i piedi per terra, negli ultimi 15 anni hanno ottenuto trofei in misura maggiore del Napoli.

Pensiamo alla Lazio, che in coincidenza con la presidenza De Laurentiis, pur fortemente indebitata, magari aiutata dalla politica della Capitale, grazie a buoni rapporti che forse De Laurentiis rifiuta, è riuscita a conquistare ben 7 coppe nazionali, contro le sole 3 del Napoli.

Il presidente azzurro, magari mal consigliato, è stato prima vicino al presidente Lotito, con il quale ha sostenuto la candidatura dell'ex presidente FIGC Tavecchio, salvo poi fare marcia indietro, poi ha inseguito, vanamente, il sogno della creazione della superlega europea, partecipando ai lavori dell'ECA, appoggiando il presidente Agnelli quale suo braccio destro, salvo poi rendersi conto delle difficoltà insite nella creazione di questo nuovo organismo che, al momento, resta fortemente osteggiato dall'UEFA.

Insomma sembra che la scarsa strutturazione della SSC Napoli, priva di uomini di grande spessore e personalità, come fu per il Napoli di Ferlaino, che aveva in Italo Allodi, Pierpaolo Marino, Luciano Moggi, Gianni Punzo ed altri che non citiamo, riferimenti ben addentro alla macchina organizzativa calcistica nazionale ed europea, ci restituisce una società con un uomo solo al comando, Aurelio De Laurentiis, vero e proprio one man show, circondato solo da yes men accondiscendenti.

Fanno sorridere e masticare amaro le statistiche snocciolate dai social network del Napoli, a proposito di punti conquistati, vittorie e sequenze positive. Tutto vero quanto assolutamente inutile, visto che alla fine dei conti, nel calcio, a differenza di tanti nobili sport olimpici, il messaggio che viene inculcato è che conta solo la vittoria e i secondi restano sempre i primi degli sconfitti.

Forza Napoli Sempre!

Editoriale del 16 dicembre 2019:

Sara' Napoli - Barcellona!

L'urna di Nyon riserva al Napoli, per la quarta volta agli ottavi, il Barcelona di Messi.

Leo Messi, universalmente riconosciuto come l'erede di Diego Maradona, per la prima volta calchera' il prato verde del San Paolo e, probabilmente, e' giusto cosi', i tifosi del Napoli potranno ammirarlo dal vivo in questa prima sfida ufficiale tra i due club.

Le due squadre infatti si sono sfidate in passato solo in gare amichevoli e di preparazione estiva.

La prima volta nel 1978, era il Napoli di Beppe Savoldi che sfidava il Barcelona di Cruijff, in una partita giocata nel maggio 1978, in preparazione alla finale di coppa Italia che il Napoli avrebbe giocato contro l'Inter.

In seguito l'esordio al Nou Camp, per il Napoli, si è avuto nel 2011, per il trofeo Gamper e fu 5 a 0 per il Barca.

Nel 2014, sempre ad agosto, vinse il Napoli per 1-0, infine le due sfide negli Stati Uniti dell'agosto 2019, che hanno visto il Barcelona vincere per 2 a 1 e per 4 a 0.

Sfida al limite dell'impossibile per il Napoli di Rino Gattuso ma la Champions League del Napoli, in questa stagione, e' stata ottima ed inoltre i due match si giocheranno tra oltre due mesi, in una situazione che speriamo possa essere molto diversa da quella attuale.

Forza Napoli Sempre!

Editoriale dell'11 dicembre 2019: l'esonero di Ancelotti.

Esonerato Ancelotti: 18 mesi buttati via?

Alla fine, quello che capita sempre quando non arrivano i risultati, e' successo: l'allenatore e'stato esonerato. Paga colpe sue e non sue, come accade in questi casi. Quello che possiamo dire e' che, da almeno un anno a questa parte, la squadra non aveva piu' un briciolo di quella fluidita', di quel possesso palla che le erano servite a farsi ammirare a livello nazionale ed europeo.

Il presidente ci ha provato, con il nome di grido, a superare l'addio di Maurizio Sarri e di un certo tipo di gioco basato su schemi ripetuti ossessivamente, su preparazione atletica minuziosa, su applicazione tattica. Purtroppo l'oramai ex "grande allenatore", i cui trofei oggi appaiono uno sbiadito ricordo, non e' stato capace di dare una nuova organizzazione tecnico-tattica ad una squadra che giocava a memoria, pur senza avere grandi fuoriclasse tra le sue fila.

Ma l'errore piu' grande di Carlo Ancelotti e' stato quello di avallare, senza mai battere ciglio, un mercato si costoso ma probabilmente sballato, fatto di cessioni di centrocampisti, di mancanza di alternative valide in attacco, di terzini rotti o non piu' all'altezza di ripetere le stagioni passate. Un grande allenatore, abituato per gran parte della sua carriera, ad allenare solo grandi campioni, non poteva e doveva accettare di scendere a compromessi, allorquando si e' reso conto che la proprieta' non avrebbe acquistato i calciatori funzionali ad una certa idea (?) di gioco.

A tutto questo va unita una probabile mancanza di fiducia dei calciatori nel tecnico emiliano, calciatori che forse hanno lamentato una non ottimale preparazione atletica oltre, si dice, non avere mai accettato di buon grado le ingerenze tattiche del secondo di Ancelotti, il figlio Davide.

Sono comunque voci di corridoio, non sappiamo quanto veritiere e probabilmente non lo sapremo mai, stante una atavica omerta' nel mondo del calcio per la quale e' assai raro vedere qualcuno dei protagonisti parlare apertamente dei problemi e dei rapporti di spogliatoio. Inoltre norme contrattuali stipulate con la societa', impedirebbero ai tesserati di rivelare scomode magagne interne.

Da questa vicenda l'oramai sessantenne allenatore ne esce male sul piano personale, cosi' come ne esce male il figlio che ambisce a diventare, prima o poi, primo allenatore nel calcio che conta. I due dovranno riflettere a lungo sul proprio futuro professionale, anche se, probabilmente, per Carletto da Reggiolo gia' si prospetta una nuova panchina in Premier League.

Quanto ai calciatori del Napoli, gia' da sabato sera, contro il Parma, scopriremo se l'allontanamento del tecnico emiliano sara' stato di loro gradimento. Se li vedremo correre, giocare, mettere sotto il Parma, come sarebbe nell'ordine naturale delle cose, capiremo che l'allenatore, di fatto, lo hanno "esonerato" loro. Al presidente che, di contro, non puo' esonerare i calciatori, ma solo venderli, non restera' altro che prendere atto della situazione, cercando di programmare meglio il futuro del club.

Editoriale dell'8 dicembre 2019: la crisi del Napoli Calcio.

Sembra proprio che oramai ci sia una rottura tra calciatori e proprieta'. Lasciando per un attimo perdere Ancelotti e la sua idea di calcio, i suoi schemi, le sue lezioni tattiche, che comunque non conosciamo non essendo presenti a Castelvolturno, per cui non siamo in grado di dire se i calciatori stiano cercando di seguirle o le stiano boicottando, il ragionamento piu' semplice che mi sento di fare riguarda il rapporto tra calciatori/dipendenti e societa'/datore di lavoro. Gli episodi delle ultime settimane, il ritiro forzato e boicottato, le multe e tutta la compagnia cantante, rappresentano la punta dell'iceberg di un rapporto che deve essere oramai logoro e non piu' recuperabile. Purtroppo la gestione aziendale della SSC Napoli e' talmente semplice che non e' necessario un bocconiano per comprenderla e spiegarla: il Napoli non ha risorse proprie che non provengano dai diritti TV della Lega Serie A, della Uefa, dai biglietti dello stadio, dagli sponsor, dalla compravendita dei calciatori.

Non ci sono soci, fondi, banche, etc, che possano ricapitalizzare, subentrare, incrementare la liquidita', ne ovviamente, la Filmauro, dispone di capitali che possano sostenere l'azienda, al di fuori delle risorse citate. In quest'ottica, i calciatori, tramite i loro agenti, rappresentano l'ago della bilancia, sono ben consapevoli che dalle loro prestazioni sportive derivano quei piazzamenti, che consentono alla SSC Napoli di ottenere, come accaduto fino ad oggi, una fetta consistente della torta dei diritti TV e dei premi Uefa, che rappresentano una parte preponderante del fatturato. Riducendosi queste entrate, il fatturato e' destinato ad essere ridimensionato.

Che succede quindi? Che i top player attuali, Koulibaly, Insigne, Fabian, Mertens, Callejon, Allan, ed altri, premono per essere ceduti o avere il rinnovo. ADL invece se da un lato li vuole vendere, chiede cifre fuori mercato come per Insigne o Allan, dall'altro non pensa ai rinnovi.

I calciatori quindi, con proposte da top club europei, vorrebbero liberarsi, ma possono riuscirci solo con prestazioni indecenti, che riducano la possibilità di entrate economiche per il club, obbligando il patron a venderli a cifre piu' consone, laddove i club europei sarebbero disposti a fiondarsi. La mancanza di alternative per il mantenimento della solidita' economica del club (non siamo la Juve ma neanche l'Inter) faranno si che la societa' sara' costretta a vendere per surrogare ai mancati introiti delle future partecipazioni europee e il Napoli tornera' nell'alveo della mediocrita', del decimo/dodicesimo posto, se va bene, cui abituato per gran parte della sua storia. Ecco perche' un tifoso che tenga veramente alla sorte del club deve sperare in un passaggio di mano, anche se improbabile, perche' solo con una gestione piu' in grande, con investimenti, ricapitalizzazioni e nuovi soci si potra' mantenere un livello minimo di competitività in Italia e in Europa.

Oggi, a differenza del passato, dove le entrate erano garantite solo dallo stadio e dalla vendita dei calciatori, con i diritti TV si ottengono entrare economiche che una societa' attrezzata e non patriarcale, come il Napoli, puo' sfruttare per svilupparsi, migliorarsi, trovando spazi nei mercati esteri, tutte cose che la SSC Napoli non fa, non sa o non vuole fare. Se Napoli non riuscira' a trovare dal suo interno o dall'estero un'alternativa ad ADL, allora il calcio, come tante altre cose della nostra citta', sara' destinato a finire. Non e' obbligatorio avere una squadra di calcio in serie A e non e' certo la cosiddetta "passione dei tifosi" a poterlo garantire.

Esempi disastrosi che riguardano la nostra citta' purtroppo sono tanti, basta guardare al basket, solo da pochissimo ritornato e alla fine fatta dal Mario Argento o da altri impianti sportivi. Ci vogliono soldi, centinaia di milioni, che purtroppo non arrivano dalla gente ma non arrivano neanche da altre sponde, stante la cronica incapacità nel marketing e nell'internazionalizzazione che questo club ha dimostrato. Solo un imprenditore illuminato, solido, con idee innovative, libero di muoversi, con la classe politica locale in grado di sostenerlo rapidamente, potrebbe salvare il calcio a Napoli. Diversamente meglio dedicarsi ad altro, meglio dedicare le energie "da tifosi appassionati" per cose piu' importanti.

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