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  The great blue players
7 anni di interviste, Diego Armando Maradona in Italia, Le interviste dopo le partite

Dei sette anni di Maradona a Napoli si è detto tutto e il contrario di tutto.

I filmati dei suoi gol, dei suoi dribbling, degli assist, delle punizioni, dei rigori, dei palleggi con le arance e le palline da ping pong sappiamo tutto, avendoli visti migliaia di volte.

Ma c’è un Diego che oggi, a distanza di 30 anni, non finisce mai di stupirci. E’ il Maradona personaggio pubblico, l’uomo intervistato prima e dopo le partite del Napoli, il calciatore, il leader che con le sue battute, le sue riflessioni e la sua arguzia ancora adesso ci stupisce e ci fa riflettere.

Mai banale, sempre sottile e riflessivo, in grado a distanza di tanto tempo di farci ricordare con grande piacere il livello delle trasmissioni televisive dell’epoca in cui, oltre ai protagonisti come lui, spiccavano giornalisti dalla parlata forbita ed efficace, dei veri giganti a confronto con quanto ci propone il giornalismo odierno.

Un uomo che, nonostante non avesse potuto studiare, aveva un’intelligenza acuta che gli ha consentito, nel giro di pochi mesi, di padroneggiare l’italiano al punto che le sue interviste risultavano sempre interessanti e ricche di spunti di riflessione. Nulla di paragonabile con la banalità delle dichiarazioni dei calciatori dei nostri tempi, laddove si consideri pure che alcuni di loro, dopo anni, ancora non spiccichino una sola parola d’italiano.

Insomma un Maradona che appare un gigante, ben oltre i suoi meriti di calciatore, ben oltre i 90 minuti del rettangolo verde. E c’è ancora chi si permette di fare paragoni.
Diego Armando Maradona, D10S: 115 gol con il Napoli.

Dal 22 agosto 1984 (1° gol, con l'Arezzo) al 24 marzo 1991 (115° gol, con la Sampdoria), nei suoi 7 anni a Napoli, il più grande calciatore di tutti i tempi stabilisce il record di marcature in partite ufficiali per la SSC Napoli.
Tale record è stato infine battuto da Marek Hamsik che nel match del 23-12-2017 contro la Sampdoria, ha segnato il suo 116° gol in maglia azzurra.
Antonio De Oliveira Filho Careca: 96 gol con il Napoli.

Antonio Careca viene acquistato dal Napoli per la stagione 1987-88.
Centravanti di grandissime qualità tecniche e tattiche, andrà a rinforzare l’attacco stellare del Napoli campione d’Italia per la prima stagione in coppa dei Campioni ed, affianco a Diego Maradona e Bruno Giordano, comporrà la cosiddetta “MA.GI.CA.”.
Ha giocato col Napoli per sei stagioni, dal 1987 al 1993, realizzando 96 gol in totale.
A detta di molti esperti e, modestamente anche secondo noi, il migliore attaccante della storia del Napoli, dopo sua maestà D10S.
Bruno Giordano, il "sudamericano": 37 gol con il Napoli.

Bruno Giordano, romano di Trastevere, lega la sua carriera nel Napoli di D10S principalmente al fatto di essere uno degli eroi del nostro primo scudetto, quello della stagione 1986-87.
In effetti Bruno vive la sua carriera di calciatore professionista principalmente nella Lazio, dove esordisce nella fase di passaggio dalla Lazio del primo scudetto e di Giorgione Chinaglia a quella di una Lazio via via sempre meno brillante, fino ad essere coinvolto nello scandalo del calcio scommesse del 1980, per il quale subirà una squalifica di due anni, oltre all’onta della retrocessione in serie B che vivrà in ben due occasioni, finchè nel 1985 passerà alla corte di Corrado Ferlaino.

Arrivato al Napoli alla soglia dei 29 anni, riuscirà a risultare determinante per la conquista del primo scudetto azzurro, andando a comporre con Diego, la cosiddetta Ma.Gi.Ca, prima con Andrea Carnevale e poi con Antonio Careca con il quale giocherà solo un anno.

Fu purtroppo protagonista della ribellione contro l’allenatore Ottavio Bianchi, nella primavera del 1988, che produsse il crollo della squadra che non riuscì a vincere il secondo scudetto che sembrava ormai cosa fatta e determinò il suo allontanamento da Napoli assieme ai compagni Bagni, Garella e Ferrario.

Le sue tre stagioni in azzurro furono comunque caratterizzate da 109 presenze totali con 37 gol, molti dei quali da vero fuoriclasse, la vittoria del primo scudetto del Napoli e della terza coppa Italia, nel “doblete” del 1987.

Diego Armando Maradona disse di lui: «Il più bravo in assoluto con il quale ho giocato è stato Careca, ma tra gli italiani non c'è dubbio, Bruno Giordano, Il più sudamericano tra quelli che sono nati nel vostro paese»
Andrea Carnevale, un "ariete" per Diego.

Spesso si dice che se un calciatore a 18 anni non ha ancora mostrato le sue reali capacità, difficilmente crescendo, riuscirà a diventare un campione o comunque un calciatore importante. Esempi in questo senso ce ne sono molti, da Rivera che a 16 anni esordiva col Milan in serie A, a Pelé che vinceva il suo primo mondiale prima dei 18 anni. Questa però non è una regola assoluta, anzi, molti calciatori raggiungono la maturità tecnica e tattica ben oltre i 25 anni di età e a volte si tratta di attaccanti che, sebbene non si possano definire fuoriclasse assoluti, sono certamente da annoverare nella categoria dei “grandi calciatori”.

Se guardiamo al presente del Napoli, sapere che Victor Osimhen ha solo 23 anni ci induce ad essere fiduciosi, spesso dopo i 25 un attaccante matura fisicamente, atleticamente, tecnicamente e tatticamente e noi speriamo che così possa avvenire per il nigeriano. Nella storia del calcio italiano ci sono tanti esempi, uno, Luca Toni, vincitore del mondiale 2006 a 29 anni, sconosciuto al grande pubblico prima del 2004, poi divenuto attaccante di lusso della nazionale e del Bayern Monaco.

Ma c’è un grande attaccante del passato, che ha giocato per 4 stagioni a Napoli, durante le migliori 4 stagioni della storia azzurra, dal 1986 al 1990: si tratta di Andrea Carnevale. Non esattamente una punta centrale, piuttosto una punta esterna e manovriera che, migliorando molto dal punto di vista tecnico e tattico alla corte di re Diego, deliziava sulla fascia sinistra per poi accentrarsi e colpire centralmente, di piede e anche e soprattutto di testa.

Andrea Carnevale, 154 presenze, 47 reti, dal 1986 al 1990.
Gianfranco Zola, il tamburino sardo: 36 gol con il Napoli.

Gianfranco Zola, 22 anni, di Oliena in provincia di Nuoro. Gioca con la Torres, nel campionato 1988/89, quando Luciano Moggi lo scopre e decide di portarlo a Napoli.
Non fu difficile vincere le perplessità del club sardo, che già aveva promesso il ragazzo all'Entella per 80 milioni di lire, quando il dirigente azzurro mise sul piatto ben 800 milioni...

E così, il "tamburino sardo", come fu ribattezzato a Napoli, potè approdare alla corte di re Diego, per diventarne l'erede calcistico, tra il 1989 ed il 1993.

Un ragazzo che aveva un destro educatissimo, cui ovviamente la magnificenza di D10S non poteva che fare ombra, ma che seppe farci divertire, fino a quando il Napoli ebbe la forza di trattenerlo, prima di venderlo al Parma dell'emergente Tanzi.

Zola si trasferì nel giugno 1993 al Parma per 13 miliardi di lire. Accusato dai tifosi partenopei di tradimento, Zola rispose di essere stato praticamente costretto alla cessione dalla dirigenza a causa della situazione economica della squadra: «Era la società che doveva fare cassa. Tant'è che oltre a me cedettero Thern, Ferrara e Fonseca. Non ho tradito nessuno. Anche se hanno voluto farlo credere»
Beppe Savoldi, mister 2 miliardi: 77 gol con il Napoli.

Beppe Savoldi, pagato 2 miliardi di lire dal Bologna nel 1975, è stato il primo calciatore italiano costato più di un milione di sterline.

Su di lui furono riposte speranze forse in parte deluse, perché si sperava finalmente di colmare il gap con le squadre del nord e vincere lo scudetto, invece fu vinta solo una coppa Italia e ci fu un amara eliminazione nelle semifinali di coppa delle coppe.

Calciatore comunque molto forte, dotato di uno stacco da terra eccezionale, che gli consentì di realizzare decine di gol di testa, pur essendo alto solo 1,75 metri. Dotato di un bel sinistro che usava per calciare i suoi rigori, in cui era "quasi" infallibile, spiazzando quasi sempre i portieri avversari con una finta.

Con 77 gol in 165 presenze, è uno dei grandi goleador nella storia del Napoli.
Josè, Altafini, core n'grato: 97 gol con il Napoli.

José Altafini ha giocato con il Napoli per 7 stagioni, tra il 1965 e il 1972, segnando 97 reti.
Sicuramente uno dei più grandi attaccanti che hanno vestito la maglia azzurra.
Definito "core n'grato" per il gol segnato contro il Napoli nel 1975 nella partita scudetto tra Juventus e Napoli a Torino.
Luciano Castellini, il "giaguaro"

Luciano Castellini, milanese, classe 1945, è stato portiere del Napoli per 7 stagioni, dal 1978 al 1985.
E' stato campione d'Italia con il Torino, nel 1976, anno dell'ultimo scudetto granata, mettendosi in luce come miglior portiere italiano in circolazione, superato però, per fama e attenzione mediatica da un altro grandissimo ex portiere del Napoli: Dino Zoff, all'epoca portiere della nazionale, poi campione mondiale nel 1982.
Non particolarmente alto ("solo" 180 cm), aveva però un fisico particolarmente atletico e scattante, grazie al quale gli fu attribuito il soprannome di "giaguaro", per via dei voli acrobatici tra i pali della porta e le splendide e coreografiche prese volanti. Era comunque molto bravo anche in uscita...
Nel Napoli ha collezionato 258 presenze totali, 202 in campionato, 44 in coppa Italia e 12 in coppa UEFA.
Proveniente dal Torino nell'estate del 1978, resterà in azzurro 7 anni come calciatore, assistendo all'esordio di D10S nel Napoli.
Luciano Castellini resterà nello staff tecnico azzurro fino al 1988.
Ruud "Rudi" Krol, il Tulipano Azzurro.

Con la possibilità data al calcio italiano di poter nuovamente ingaggiare calciatori stranieri dalla stagione 1980-81, il Napoli di Corrado Ferlaino, grazie all’interessamento del general manager Antonio Juliano, ingaggia dal Vancouver Whitecaps l’olandese Ruud –Rudi- Krol.

31 anni, pilastro del calcio olandese che aveva impressionato il mondo negli anni 70, Krol era nazionale orange ed era stato una delle colonne dell’Ajax di Johan Cruijff.

Nato come terzino sinistro, giocherà come libero dietro la difesa in Italia, non essendo ancora il calcio a zona e la difesa allineata una prerogativa del calcio nostrano. Il suo ruolo comunque lo vedrà sostenere il centrocampo e fare da collante con l’attacco grazie ai suoi traversoni di oltre 50 metri, in grado di raggiungere con grande precisione gli attaccanti lanciati a rete.

Con il suo acquisto che andò a puntellare una difesa che aveva perso gli esperti Vittorio Caporale e Mauro Bellugi, Rudi si affiancò al giovane Moreno Ferrario e all’esperto Beppe Bruscolotti, oltre al brillantissimo terzino sinistro Luciano Marangon che contribuirono ad un ottimo terzo posto finale, sebbene a cinque giornate dalla fine il Napoli fosse primo assieme a Juventus e Roma.

Nei suoi quattro anni a Napoli Krol fece vedere tanti sprazzi della sua enorme classe calcistica, il suo braccio teso ad indicare il posizionamento ai compagni di squadra, rappresentava come un momento caratteristico delle partite del Napoli e certamente nei suoi primi due anni in azzurro la squadra beneficiò enormemente della sua presenza in campo.

Purtroppo una serie di fastidiosi infortuni, tra cui la rottura di un menisco, resero meno brillante il suo rendimento nelle successive due stagioni, tanto che, ad ormai 35 anni, l’olandese finì col lasciare Napoli per accasarsi nel campionato francese di seconda divisione, al Cannes, nella tranquillità della Costa Azzurra.

Rudi ha poi continuato la sua esperienza nel mondo del calcio come allenatore ed è tornato spesso a Napoli dove, nel 2019, ha anche festeggiato il suo settantesimo compleanno.

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